Business Plan per Startup: differenze fondamentali e 3 consigli per crearlo

Una startup non è un'impresa commerciale come qualsiasi altra. Si basa su principi di investimento particolari e per questo ha bisogno di strutturarsi seguendo dinamiche diverse. Soprattutto per convincere gli investitori, c'è bisogno di un business plan per startup. Leggi di più!

Un business plan per startup è fondamentale affinché gli startupper possano svolgere una presentazione del proprio progetto a potenziali investitori. Un piano studiato e redatto che contiene in estrema sintesi l’ossatura dell’idea di business.

Il business plan per startup è quel documento economico-finanziario indispensabile che si colloca nell’ambito della ricerca fondi. Uno step immancabile anche solo per aprire una startup. È dunque utile per presentare con la massima professionalità un’idea di impresa agli investitori.

Perché fare un business plan per startup?

Una startup dovrebbe realizzare un business plan per chiarire gli obiettivi che si vogliono raggiungere e sul come raggiungerli. Nel documento di business viene infatti definita la strategia e il piano d’azione della startup ad 1, 3 e a volte addirittura 5 anni.

Spesso il business plan per startup viene richiesto direttamente dagli investitori o in generale in quelle situazioni in si cercano finanziamenti per la startup, attirare nuovi partner commerciali o nuovi direttori.

L’investitore vuole infatti conoscere quanto è grande il mercato che si va ad aggredire, il business model che si intende adottare, le strategie di marketing e di acquisizione di nuovi clienti da attuare, senza dimenticare l’idea imprenditoriale di base e il team che la compone.

Tutto questo serve a comprendere quanto il progetto di startup vale realmente.

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Cosa si intende per startup

Prima di affrontare definizione, elementi e redazione di un business plan per startup è bene chiarire cosa sia esattamente una startup.

Per capire cosa si intende per startup meglio sgombrare il campo dai luoghi comuni. Il primo è quello che assimila la startup una a una impresa generica. Magari con un ridotto capitale sociale, di piccola entità e appena fondata. Ma la realtà è ben diversa – anche dal punto legislativo.

Come definire la startup allora?

È una organizzazione temporanea il cui business model mette al centro l’innovazione. Caratteristiche del business model di una startup sono la scalabilità, la sostenibilità e la ripetibilità. Una startup è in sostanza una impresa che riesce a risolvere un problema al quale il mercato non era ancora riuscito a dare soluzione.

L’Italia ha regolamentato le imprese startup da un circa decennio con il decreto legge 179 del 18 ottobre 2012. Secondo i diversi requisiti richiesti dal legislatore, una startup deve:

  • essere una impresa la cui costituzione non superi i 5 anni
  • avere come oggetto, in via esclusiva o prevalente, il progetto, lo sviluppo e quindi la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto impatto tecnologico
  • avere 2/3 del personale con una laurea magistrale o 1/3 del personale che sia composto da ricercatori, dottorandi o dottori di ricerca.

Tra le modalità di investimento che interessano le startup va indicato il crowdfunding, che sta dimostrando di essere un valido strumento per fare soldi e investire del capitale di rischio.

Una startup è una organizzazione temporanea
il cui business model mette al centro l’innovazione.

Che cos’è il Piano di Startup?

Il business plan per startup è il documento scritto, ad uso interno o esterno, attraverso il quale un’impresa descrive ciò che fa, i suoi obiettivi e come programma di raggiungere la propria sostenibilità economica e/o il suo successo. È la rappresentazione narrativa e numerica dell’impresa e dei suoi piani per il futuro, un documento che riguarda più propriamente un’azienda piuttosto che la startup, che Steve Blank ha definito un’organizzazione temporanea alla ricerca di un modello di business scalabile e ripetibile.

Tuttavia capita che alla startup sia richiesto il famigerato business plan (all’interno della presentazione a dei potenziali investitori, in banca per un prestito, per una campagna di crowdfunding, per candidarsi a un bando o un contest). In genere, è proprio in una di queste situazioni che il team o i soci della startup si trovano in difficoltà:

Alcuni precisano che una startup, fintanto che si trova in fase di “research” non può fare un business plan. Semplicemente non ha i numeri, non ha risposte. Su cosa può basare il business planning? Solo su ipotesi, quindi non sta pianificando, sta ipotizzando.

Qui si potrebbe aprire una discussione su “che cos’è un business plan”. E lo spettro va da chi sostiene che sia solo la parte finanziaria (in sintesi l’allegato Excel con numeri e prospetti), per altri è il documento da 50 o 100 pagine in cui si trova di tutto di più, una specie di piano industriale. Per altri ancora è il pitch deck, cioè le slide a supporto della presentazione agli investitori.

Come fare un business plan per startup?

Soprattutto per una startup, un business plan non si conclude con la semplice descrizione del mercato e del target di riferimento. Ma approfondisce il singolo potenziale cliente fino a sviscerare con uno sguardo d’insieme aspetti più rilevanti:

  • Concorrenza e mercato – si descrivono i principali concorrenti e la nicchia di mercato in cui la startup ha intenzione di inserirsi. L’obiettivo di questo capitolo è comprendere quali prospettive finanziarie concrete esistano, tanto per la startup quanto per il potenziale investitore
  • Analisi Swot – si analizzano i punti di forza e di debolezza della startup nei confronti della concorrenza, insieme alle opportunità e alle minacce che caratterizzano il progetto
  • La strategia di marketing – in cui si descrive il posizionamento del prodotto o servizio sul mercato, le politiche relative al prezzo, i canali di acquisizione, la promozione e i costi di acquisizione dei nuovi clienti
  • Team e collaboratori – i potenziali investitori hanno bisogno di conoscere le persone, i professionisti e le loro competenze e chi riveste ruoli chiave nell’organigramma aziendale
  • Il volume d’investimento – anche se gli investimenti non devono necessariamente essere cospicui – è infatti possibile operare investimenti con importi relativamente contenuti – è bene essere chiari e mettere tutto nero su bianco per non creare false aspettative in chi decide ci sostenere la startup

Differenza tra business plan per startup e per società

La principale differenza tra una startup e un’impresa è che la startup ha ad oggetto un progetto innovativo (quindi non ancora presente sul mercato) e scalabile (cioè replicabile in dimensioni sempre più grandi, con profitti crescenti).

Queste caratteristiche non sono invece tipiche dell’impresa tradizionale.

Come emerge dalla definizione universalmente riconosciuta di Steve Blank, e come ribadisce Eric Ries nel suo libro The Lean Startup, la scalabilità è un elemento caratteristico e indispensabile delle startup. L’avvio di un’attività imprenditoriale non scalabile, come l’apertura di un ristorante ad esempio, non coincide dunque con la creazione di una startup ma di una impresa tradizionale.

Una startup è quindi un’organizzazione recente, nuova e innovativa, che ha come obiettivo diventare una grande impresa, grazie a un business model scalabile e ripetibile.

Perciò la differenza tra business plan per startup e per impresa tradizionale è presto fatta.

Può essere un documento molto complesso e articolato, ma nel caso di una startup – che non è semplicemente una qualsiasi neonata attività imprenditoriale bensì una società innovativa alla ricerca del giusto prodotto, del giusto business model, del giusto team e delle strategie giuste – il business plan è qualcosa di estremamente dinamico e predisposto a rapidi cambiamenti di scenario.

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Quali sono i 3 componenti fondamentali di un business plan per startup?

Tra i consigli che possiamo dare per realizzare un buon business plan per startup, ce ne sono tre molto importanti:

  1. Perfezionare sempre il business plan in base all’audience: la presentazione a una banca è differente da un venture capitalist, stabilite alcune parti fisse del documento, si può aggiungere, togliere, modificare il contenuto sulla base delle caratteristiche del nostro interlocutore per massimizzare l’efficacia e il ‘fit’ delle informazioni che stiamo fornendo
  2. Considerarlo sempre un work in progress: aggiornarlo costantemente soprattutto nei dati e nelle metriche e previsioni
  3. Non eccedere nella lunghezza: un malloppo troppo lungo e denso rischia di essere pesante da leggere, annoiare, può addirittura allungare i tempi per ricevere dei feedback ed essere meno efficace;

Le persone che andranno a leggere il business plan di una start up sono solitamente molto impegnate. Se si ritiene che alcune parti abbiano bisogno di essere approfondite, meglio affidarsi agli allegati, che permettono di mantenere snello il documento principale ma di fornire informazioni supplementari.

Chi può aiutare una start up a fare un business plan?

Per sviluppare un modello di business plan in maniera corretta ed efficace, meglio affidarsi a società o professionisti specializzati nella redazione di un documento importante per la startup come Go To Sales.

Contattaci per iniziare con il piede giusto e porre le basi della tua idea imprenditoriale.

Ricordati che il business plan è uno strumento strategico nella fase di avvio dell’impresa ed è richiesto come documentazione da allegare e consegnare per qualsiasi richiesta di finanziamento in banca o per partecipare a bandi e progetti d’investimento.


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Nicola Onida
Nicola Onida
Appassionato di comunicazione e marketing digitale. Aiuto aziende e professionisti a raggiungere la visibilità online. Mi trovi su www.facilewebmarketing.com.

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